Leucemia, la scoperta choc: "Sequenza aliena nelle cellule tumorali"

Leucemia, la scoperta choc:

Attualmente limitata la campo delle ipotesi, la scoperta potrebbe dunque condurre in direzione di una sorta di rivoluzione copernicana in termini di approccio alla leucemia mieloide, dato che la conoscenza di una causa ben definita porterebbe ad escludere altre infinite variabili in fase di diagnosi e comporterebbe l'intervento su quella medesima infezione che potrebbe sfociare nella patologia vera e propria. In realtà uno studio effettuato in precedenza aveva notato che nelle cellule tumorali veniva sovraespressa una determinata proteina, denominata WNT10B. "I pazienti che presentano la sequenza genetica aliena non sono quelli a prognosi migliore - ha concluso Cairoli - Potrebbero essere proprio loro, i cosiddetti 'malati difficili', a beneficiare maggiormente di questa scoperta". "E siccome dietro una proteina c'è sempre un gene che la codifica ci siamo focalizzati sulla corrispondente porzione di Dna", ha ricordato ancora Cairoli. "Siamo andati a ritroso - spiegano Cairoli e Beghini - chiedendoci chi impartisse l'ordine in grado di attivare un loop autoproliferativo senza interruzione. Grazie a una serie di tecniche di biologia molecolare molto avanzate, usate solo in pochi centri a livello mondiale, siamo quindi riusciti a identificare una variante dell'oncogene WNT10B e lo abbiamo studiato".

Il lavoro di analisi in laboratorio è proseguito e l'équipe di Beghini, grazie anche al prezioso contributo di Francesca Lazzaroni (assegnista di ricerca presso il Dipartimento Scienze della Salute) e di Luca Del Giacco (Ricercatore presso il Dipartimento di Bioscienze di Unimi), si è affinato sempre di più. E' come se i ricercatori avessero 'zoomato' sulla sequenza individuata per delinearne le caratteristiche. Singolare che a fare la differenza sia stato l'utilizzo di sequenziatori automatici non modernissimi: una vera fortuna per Beghini e Cairoli "perché i macchinari di ultima generazione avrebbero scartato le sequenze non umane in automatico senza analizzarle". Il DNA non umano è stato riscontrato in oltre la metà delle leucemie mieloidi acute, trattate al Niguarda negli ultimi 5 anni, una casistica di 125 pazienti.

"È una scoperta importantissima - indicano i ricercatori - che negli anni a venire ovviamente richiederà una serie di approfondimenti per risalire alla specie a cui il DNA appartiene e per chiarire i meccanismi che hanno portato all'incorporazione".

La ricerca è stata autofinanziata dalle associazioni di volontariato che operano per sostenere le persone che soffrono di questa patologia.

E' un effetto 'disco rotto', l'alterazione genetica alla base di alcune forme di leucemia mieloide acuta e a causarlo potrebbe essere un misterioso frammento di DNA 'non umano'. All'interno del gene WNT10B delle cellule leucemiche i ricercatori sono infatti stati in grado di individuare "un nuovo target per lo sviluppo di nuove, future terapie intelligenti a bersaglio molecolare".