Obama, il discorso di addio

Obama, il discorso di addio

È iniziato così il discorso da standing ovation di Barack Obama, che dopo 8 anni alla presidenza degli Stati Uniti d'America si appresta a lasciare il posto a Donald Trump. "Qui e' dove tutto e' cominciato - ha detto - Qui ho imparato che il cambiamento avviene solo quando la gente comune e' coinvolta, partecipa, si unisce per chiederlo".

Per il suo discorso di addio, tenutosi al centro congressi di McCormick Place, si sono radunate oltre 20mila persone, mai una folla così vasta per un presidente uscente.

Sì possiamo. Sì, lo abbiamo fatto.

Obama ha descritto la sua presidenza come caratterizzata da successi ed ostacoli, con la sensazione di aver spesso compiuto "un passo indietro ogni due passi fatti in avanti". Pianti e lacrime di gioia, accompagnano l'ultimo discorso del Presidente, che a tratti appare visibilmente commosso e con la voce spezzata. E mette in guardia: non è un autobomba a mettere a rischio la convivenza, ma è l'abbandono dei valori democratici.

E poi il monito a non trasformare l'America come la Russia e la Cina. E poi l'invito ai giovani a plasmare il loro futuro, a non dare la democrazia e i diritti civili per acquisiti una volta per tutte: vanno difesi giorno per giorno.

Come non pensare a una critica alle posizioni di Donald Trump, che in campagna elettorale ha proposto di costruire un muro al confine col Messico e di chiudere anche le porta agli immigrati musulmani. Un presidente che arriva anche lui con un'agenda di cambiamento, ma di segno radicalmente differente. "Barack Obama sei un Re tra gli uomini!". "Mi avete reso un presidente migliore, un uomo migliore".

"Servono le leggi, anche se queste non bastano". "Alla mia elezione si è parlato dell'America post-razziale".

Obama ha difeso il suo lavoro: "Oggi l'America è migliore", ha rivendicato con forza.

C'è anche un accenno alla recrudescenza delle tensioni razziali che si è acuita proprio negli ultimi tempi. "Hai reso orgogliosa l'America".

Quindi le conclusioni: "E' stato l'onore della mia vita servirvi, ma non mi fermerò qui". Quella che avrebbe potuto mostrare, qui e là, quando è stato insultato o quando le sue iniziative sono state bloccate dal partito avversario.

E' la prima volta che un presidente uscente tiene il suo discorso di addio nella sua città. Il primo è stato - con tutti i difetti enormi, con Chelsea Manning ancora in carcere, Guantanamo che resta dov'è e con i droni usati sullo Yemen - un campione della partecipazione nonostante i suoi enormi limiti.