Addio al latte di soia

Addio al latte di soia

"L'aggiunta di indicazioni descrittive o esplicative che indicano l'origine vegetale del prodotto in questione, come quelle utilizzate dalla Tofu town, non influisce su tale divieto".

La Corte ha però ritenuto che le denominazioni 'crema di latte o panna' e le altre non possano essere legittimamente utilizzate per pubblicizzare e commercializzare un prodotto puramente vegetale, a meno che tale prodotto non figuri nell'elenco delle eccezioni, cosa che non ricorre né nel caso della soia né del tofu.

Il Verband Sozialer Wettbewerb, un'associazione tedesca avente l'obiettivo specifico di contrastare la concorrenza sleale, ritiene che tale promozione violi la normativa dell'Unione sulle denominazioni per il latte ed i prodotti lattiero-caseari e ha, pertanto, intentato un'azione inibitoria nei confronti della TofuTown dinanzi al Landgericht Trier (Tribunale regionale di Treviri, Germania). Ma la Corte di giustizia ha dato ragione all'associazione, ricordando che secondo le leggi dell'Ue si può definire latte solo quello di origine animale; crema di latte, panna, burro, formaggio e yogurt solo prodotti derivati dal latte. Allo stesso modo, tra le eccezioni e' ammesso esplicitamente, a certe condizioni, anche l'utilizzo, nella denominazione inglese di un prodotto, del termine inglese "cream" con un termine complementare, in particolare per designare bevande alcoliche o zuppe.

Questo vale anche se la parola burro, latte e simili viene accompagnata da indicazioni o descrizioni che indicano l'origine vegetale del prodotto. Inoltre, essa non utilizzerebbe diciture come "burro" o "cream" in modo isolato, ma sempre associate a termini che rimandano all'origine vegetale dei prodotti in questione, come ad esempio "burro di Tofu" o "rice spray cream". Per quanto riguarda il principio di proporzionalità, la Corte osserva in particolare che "l'aggiunta di indicazioni descrittive o esplicative non può escludere con certezza qualsiasi rischio di confusione nella mente del consumatore".

Inoltre, non occorre sottovalutare il dato che tale mercato è in crescita, secondo i dati Nielsen sulla grande distribuzione, il settore delle bevande vegetali alternative al latte ha registrato nel 2016 un incremento del 7,4%, per un valore complessivo di circa 198 milioni di euro. Si tratta, rilevano i giudici, di prodotti dissimili, soggetti a norme diverse.

Seguendo tale orientamento, l'esecutivo comunitario aveva concesso il diritto a tutta una svariata gamma di prodotti vegetali di essere messi in commercio con il nome "latte" e affini.

Nella sentenza, la Corte rileva che, ai fini della commercializzazione e della pubblicità, la normativa in questione riserva, in linea di principio, la denominazione "latte" unicamente al latte di origine animale. "In realtà il latte di mucca, capra o pecora rientra da migliaia di anni nella dieta umana, al punto che il genoma si è modificato per consentire anche in età adulta la produzione dell'enzima deputato a scindere il lattosio, lo zucchero del latte".