Scoperti altri 219 pianeti, 10 abitabili come Terra

Scoperti altri 219 pianeti, 10 abitabili come Terra

Grazie agli studi condotti attraverso il telescopio Kepler è stato inoltre possibile suddividere gli esopianeti più piccoli in due categorie: quelli di natura rocciosa, di dimensioni simili alla Terra, e quelli gassosi di dimensioni inferiori a quelle di nettuno.

Kepler - il telescopio spaziale della NASA lanciato il 7 marzo 2009 - continua a dare grandi soddisfazioni.

Con il rilascio di questo catalogo, ottenuto dalla revisione dei dati dai primi quattro anni di missione e che rappresenta la versione finale ottenuta dalle misurazioni ottenute nella porzione di cielo in direzione della costellazione del Cigno, il totale dei candidati esopianeti sfonda il muro dei 4000, assestandosi a 4.034.

"Quanti sono i pianeti simili al nostro nella Via Lattea, la nostra galassia?", ha esordito Susan Thompson, coordinatrice del catalogo presso il Seti Institute di Mountain View, in California.

Che non siamo soli nell'universo potrebbe essere una verità ormai consolidata da tempo.

Con il rilascio di questo catalogo, derivato da dati pubblicamente disponibili sul NASA Exoplanet Archive, ora sono presenti 4.034 candidati pianeti identificati da Kepler. Ma cosa ci diranno di così interessante gli astrofisici della Nasa? Il Sistema Solare, come lo conosciamo, non rappresenta una regola fissa, è uno dei tanti. Ogni stella messa sotto osservazione, infatti (per adesso quasi 600), ha una serie di pianeti che le orbitano intorno. Se andiamo avanti con le caratteristiche sappiamo che i pianeti più simili alla nostra Terra sono, per adesso, almeno una trentina. Con quest'ultima terminologia, in particolare, si intendono tutti quei pianeti posizionati ad una distanza tale dalla propria stella da permettere all'acqua di scorrere allo stato liquido sulla superficie rocciosa.

L'esplaneta Kepler-438b, ad esempio, sembrava un emozionante candidato per ospitare la vita, ma nel 2015 gli scienziati hanno annunciato che era effettivamente inabitabile. Quelli attualmente in servizio permanente effettivo non bastano. Il prossimo telescopio spaziale, il James Webb, consentirà invece un'analisi più dettagliata dei mondi al di fuori del Sistema solare grazie ad una lente dal diametro di sette metri. E allora ne vedremo sicuramente delle belle.