La Corte Ue: nesso dimostrabile

La Corte Ue: nesso dimostrabile

La sentenza della Corte, interpellata in questo caso sull'interpretazione del diritto dell'Unione, non risolve comunque la controversia: spetterà alla giustizia francese dirimere la causa conformemente alla decisione della Corte.

In particolare, rileva la Corte, "la prossimità temporale tra la somministrazione del vaccino e l'insorgenza di una malattia, l'assenza di precedenti medici personali e familiari della persona vaccinata e l'esistenza di un numero significativo di casi registrati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni possono eventualmente costituire indizi sufficienti a formare una simile prova".

Bastano questi indizi per ritenere "con un grado sufficientemente elevato di probabilità, che una simile conclusione corrisponde alla realtà". Per i giudici non è necessaria la "prova certa", anche perché "quando la ricerca medica non permette di stabilire né di escludere l'esistenza di un nesso" sarebbe "impossibile far valere la responsabilità del produttore".

Intanto l'associazione annuncia una denuncia in Procura contro il Ministero della salute per il numero verde 1500 sui vaccini. W. è deceduto nel 2011. E' quanto stabilisce una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea, che rischia di far saltare anche il decreto Lorenzin, quello che estende da 4 a 12 i vaccini obbligatori in Italia.

Senza un consenso scientifico il difetto di un vaccino e il nesso di causalità tra il difetto stesso e l'insorgere di una malattia possono essere provati con un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti. Il paziente aveva ricevuto le dosi di vaccino per l'epatite B fra la fine del 1998 e l'inizio del 1999. Per denunciare un rapporto di causa-effetto tra la vaccinazione e la malattia non serve il pronunciamento scientifico e nemmeno la prova certa che la patologia sia stata causata direttamente dalla somministrazione del vaccino.

La Corte di cassazione ha però annullato la sentenza il 26 settembre 2012 ritenendo che la Corte d'appello di Versailles, pronunciandosi, "con considerazioni di ordine generale, sul rapporto rischi/benefici della vaccinazione e dopo aver riconosciuto, alla luce delle eccellenti condizioni di salute pregresse del sig". I familiari hanno proposto un'azione di risarcimento danni contro la Sanofi Pasteur MSD SNC, produttrice del vaccino e una delle tre convenute nella causa in esame (in prosieguo: la "Sanofi" o la "prima convenuta"). W affermava di aver subìto a causa del vaccino. Per la Corte Ue "un regime probatorio del genere non è tale da comportare un'inversione dell'onere della prova gravante sul danneggiato, poiché spetta a quest'ultimo dimostrare i vari indizi la cui compresenza permetterà al giudice adito di convincersi della sussistenza del difetto del vaccino e del nesso di causalità tra il medesimo e il danno subìto". La Corte precisa che i giudici nazionali devono assicurarsi che gli indizi prodotti siano effettivamente gravi e precisi da consentire di concludere che l'esistenza di un difetto del prodotto appare la spiegazione più plausibile dell'insorgenza del danno. I giudici hanno anche precisato che "non è consentito né al legislatore nazionale né a giudici nazionali istituire un metodo di prova per presunzioni che permetta di stabilire automaticamente un nesso di casualità".