Clonavano carte di credito con la complicità dei negozianti: otto arresti

Clonavano carte di credito con la complicità dei negozianti: otto arresti

L'inchiesta, che ha preso il via nel marzo del 2015, ha permesso agli inquirenti di individuare il gruppo criminale italo-romeno, che operava soprattuto nel centro storico. E così i carabinieri della Stazione di Roma San Lorenzo in Lucina hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare: in tre sono finiti in carcere, due agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e in tre dovranno sottoporsi all'obbligo di firma.

Mettendo a confronto il flusso di pagamenti effettuati con le carte, i carabinieri sono riusciti a risalire ai ristoranti dove lavoravano i camerieri infedeli.

Il modus operandi per clonare le carte di credito. È stata sgominata una banda con base a Roma e composta da cittadini italiani e romeni che agiva in particolare nel centro storico della Capitale. In pratica, grazie agli skimmer (piccole apparecchiature elettroniche che gli indagati, non sapendo di essere intercettati, chiamavano "gatto") copiavano i codici dei clienti del ristorante che affidavano le carte di credito a camerieri infedeli messi "a libro paga" dalla banda. Era una banda con il vizio del gioco, considerando che oltre 10 mila euro carpite alle vittime sono state utilizzate per l'acquisto di gratta e vinci. Alla fine di ogni pasto, il cameriere portava al tavolo - spesso di facoltosi turisti stranieri, soprattutto sudamericani e asiatici - il conto da pagare. E, poi, come da copione, servivano la truffa al momento del conto: una seconda "strisciata" non autorizzata della carta di credito su un piccolo dispositivo elettronico per duplicare il codice Pan. A distanza di giorni, e a volte solo al rientro nei Paesi di origine, i vacanzieri si accorgevano delle numerose spese, per migliaia di euro, effettuate a loro insaputa. I codici P.A.N. copiati con l'inganno venivano poi riversati su supporti magnetici "vergini", e per la banda poteva cominciare il redditizio shopping presso alcuni esercizi commerciali "convenzionati".

Talvolta la merce acquistata veniva ricettata dagli stessi associati, mediante siti internet di compra vendita. Il giro d'affari del gruppo criminale - in tre mesi hanno clonato 44 carte di credito - ammonta a circa 70.000 euro, (e tentati acquisti fraudolenti per un totale di 200.000 euro, quest'ultimi non andati a buon fine in quanto le transazioni sono state negate).