Lavoro, Commissione europea: "In Italia recordo di Neet"

Lavoro, Commissione europea:

Con più di 234 milioni di lavoratori, il tasso di occupazione non è mai stato così elevato come oggi nell'Ue e la disoccupazione è al livello più basso dal dicembre 2008. Lo conferma il rapporto 2017 Employment and Social Developments in Europe Review, diffuso dalla Commissione Europea. "Dal 2013 sono stati creati 10 milioni di posti di lavoro nell'Ue".

Marianne Thyssen, commissaria Ue all'occupazione, affari sociali, competenze e mobilità dei lavoratori, conferma che "Questa indagine annuale dimostra ancora una volta che stiamo procedendo con determinazione verso una maggiore crescita e occupazione".

Il problema è che dall'indagine emerge che, "Malgrado i costanti miglioramenti del tenore di vita nell'Ue, i giovani non beneficiano di questa evoluzione positiva tanto quanto le generazioni precedenti".

Dal rapporto si evince che la disoccupazione giovanile inerente la fascia di età tra i 15 e 24 anni nel 2016 ha subito una diminuzione del 37,8%, contro il 40,3% registrato nel 2015.

Le conseguenze sono evidenti agli occhi di tutti: i giovani italiani faticano a lasciare la "casa familiare".

La fotografia dell'Italia offerta e pubblicata oggi, 17 luglio, dalla Commissione europea delinea infatti un Paese dove il numero di lavoratori autonomi è fra i più alti d'Europa (più del 22,6%), e i giovani fra 15 e 24 anni che non hanno e non cercano lavoro (i cosiddetti neet) toccano il record Ue del 19,9% (la media europea è 11,5%). Chi riesce a trovare un lavoro, invece, in più del 15% dei casi ha contratti atipici (fra i 25 e i 39 anni, nel Regno Unito è meno del 5%, dati 2014), è "considerevolmente più a rischio precarietà", e se ha meno di 30 anni guadagna in media meno del 60% di un lavoratore ultrasessantenne.

Inoltre, dall'indagine effettuata dalla Commissione è emersa la differenza fra uomini e donne che lavorano, che è al 20,1%, e il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema (11,9%) è aumentato fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania.

Tornando ai dati europei, a questo va aggiunto che per quanto riguarda la popolazione in età lavorativa, l'Esde 2017 prevede "un calo dello 0,3 % annuo da qui al 2060". E il lavoro che trovano spesso assume le sembianze di forme di lavoro non standard e precario che in futuro sarà soggetto a pensioni inferiori rispetto ai salari. "Le parti sociali possono infine fornire un importante contributo per colmare il divario tra i lavoratori più e meno giovani e promuovere un mercato del lavoro più equo per tutti, ad esempio valorizzando l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, fornendo indennità previdenziali e aiutando a elaborare ed attuare la legislazione a tutela dell'occupazione e politiche attive del mercato del lavoro".