Regeni, P.Chigi: "Mai prove esplosive"

Regeni, P.Chigi:

L'articolo è stato pubblicato ieri, il giorno dopo la decisione del Governo italiano di inviare di nuovo un ambasciatore al Cairo.

In merito, fonti di Palazzo Chigi smentiscono la notizia evidenziando come tra l'amministrazione Usa e il governo italiano non furono mai trasmessi elementi di fatto, nelle settimane successive alla scomparsa, né tantomeno "prove esplosive". Si sottolinea, altresì, proseguono le stesse fonti, che la collaborazione con la Procura di Roma in tutto questi mesi è stata piena e completa. E "l'avvertita collaborazione fra Eni e servizi di intelligence italiani diventò fonte di tensione all'interno del governo italiano".

Un articolo di Declan Wlash, che segue dall'inizio la storia di Regeni, ripercorre tutta la vicenda del ricercatore e cita come fonti per il suo scoop tre ex funzionari dell'amministrazione Obama. ""Non c'erano dubbi", scrive il Times.

E ancora: "Su raccomandazione del Dipartimento di Stato e della Casa Bianca, gli Stati Uniti consegnarono questa conclusione al governo Renzi". Insomma, in un clima di sospetti tipico di un film di spionaggio, gli Usa e l'Italia sapevano, e tuttora sanno, che l'Egitto era responsabile della morte di Giulio Regeni.

Che poi ha aggiunto: "Non so se avessero la responsabilità ma sapevano".

Oltre alle misteriose prove americane, il New York Times ha fatto alcune importanti rivelazioni che riguardano da vicino l'Italia. "Presto smise di usare le email e il telefono per le comunicazioni delicate", si legge, "ricorrendo ad una soluzione vecchio stile, per comunicare con Roma: una macchina che scriveva messaggi criptati su carta". La frattura era tra chi voleva ottenere la verità e chi invece aveva altre priorità: "I servizi di intelligence italiani avevano bisogno dell'aiuto dell'Egitto per contrastare lo Stato Islamico, gestire il conflitto in Libia e monitorare il flusso di migranti nel Mediterraneo". E saranno potenziati diversi progetti di cooperazioni nel campo della tutela e della promozione dei diritti umani, anche di cittadini egiziani che chiedessero asilo in Italia. "Quel che è certo - ha concluso Marchesi - è che Amnesty rimane al fianco della famiglia Regeni e che la battaglia per la verità per Giulio non si ferma". "Eravamo in guerra, e non solo con gli egiziani", spiega una delle fonti al quotidiano. Per realpolitik, perché l'Egitto è un Paese strategico. Registra però quattro teorie (insieme a molti dubbi).

Ma dopo il segnale dato agli egiziani col ritiro dell'ambasciatore, da un anno a questa parte Palazzo Chigi e Farnesina hanno iniziato a tessere la rete per riaprire i canali diplomatici con l'Egitto. "Ma sapevano. Loro sapevano".

Perché uccidere Giulio in modo atroce e farlo ritrovare? È stato lui a voler incontrare i genitori di Giulio Regeni, è stato lui a proporre un gesto molto forte come il ritiro dell'ambasciatore italiano in Egitto. Infine, potrebbe essere morto per dare un segnale deliberato: sotto al Sisi anche un occidentale può essere sottoposto ai più brutali eccessi.