Scontri e feriti anche in Cisgiordania

Scontri e feriti anche in Cisgiordania

Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Paradossalmente, poi, l'annuncio americano avviene proprio nella prima domenica d'Avvento, segnata quest'anno dal brano del vangelo di Marco che segue tale profezia, nel quale si esorta tutti a "vegliare" per non essere impreparati al ritorno di Cristo.

"Che con Trump gli Stati Uniti rinunciano al loro ruolo storico di motore primo del dialogo tra israeliani e palestinesi".

Nella sua analisi, Dario Fabbri, analista di Limes, ci svela i retroscena di questa mossa:, parlando di almeno due messaggi concreti e due strumentali che il Capo della Casa Bianca ha voluto dare in questo modo. "Essere consapevoli di questo è una condizione necessaria per raggiungere la pace", che è "necessaria per espellere il radicalismo".

È per questo che nessun paese ha la propria ambasciata a Gerusalemme, avendo tutti stabilito la sede diplomatica a Tel Aviv.

Una risposta chiara c'è già da parte del mondo arabo: il presidente turco Recepp Tayipp Erdogan, leader della Fratellanza Musulmana, già martedì ha convocato i Paesi della Lega Araba per la prossima settimana, compresi dunque gli Stati sunniti del Golfo. La legge consente di rinviare la decisione ogni sei mesi, e così è stato fatto da tutti i presidenti in carica da quella data: Clinton, Bush, Obama e lo stesso Trump, fino al 6 dicembre 2017. Allora fu stabilita una Green Line per separare la parte ovest, israeliana, ricca e residenziale, da quella orientale, allora sotto il controllo della Giordania.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha esortato invece i dipendenti del governo e le loro famiglie a non visitare la Città Vecchia di Gerusalemme o la Cisgiordania.

Quali sono i problemi di sostanza?

"Gerusalemme deve restare aperta a cristiani, musulmani ed ebrei".

Come conseguenze del conflitto del '48, tra Gerusalemme ovest e Gerusalemme est venne tracciato il confine della 'Green Line'. Oppure (ipotesi più verosimile) alludeva anche a Gerusalemme Est? Erdogan, secondo fonti della presidenza turca, avrebbe espresso apprezzamento al Papa per le dichiarazioni di ieri all'udienza generale, quando Francesco aveva manfietato preoccupazione per la decisione americana e sottolineato l'importanza del rispetto dello status quo di Gerusalemme. "Non sarà solo il mondo musulmano a reagire, ma tutto il mondo".

Si rischia una terza intifada?

E infine il saluto bipartisan: "Dio benedica gli israeliani, Dio benedica i palestinesi".

(AdnKronos) - "Ho determinato che è ora di riconoscere ufficialmente Gerusalemme capitale di Israele". "Guardiamo con grande preoccupazione tutti i fatti e tutte le decisioni che sembrano contraddire la strada che la comunità internazionale ha imboccato da tanto, troppo tempo senza vedere il traguardo", afferma il ministro degli Esteri Angelino Alfano.

Il riconoscimento di Gerusalemme destabilizzerà l'area.

Intanto due razzi sono stati lanciati dal nord di Gaza verso Israele.

A complicare il quadro, la continua danza delle alleanze tra i Paesi arabi della regione, con il tentativo americano, a fidarsi dei commentatori, di isolare ancora di più l'Iran sciita e esasperarne la distanza dall'Arabia Saudita, sempre più vicina a Israele negli ultimi periodi. Trump non ne ha fatto parola.