Golden Globe 2018 : Vince Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Golden Globe 2018 : Vince Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Tuttavia, il film di Martin McDonagh risulta apprezzabile anche da parte chi non è un estimatore dei registi americani, a patto di accettarne la mescolanza di toni, spesso opposti, che lo caratterizza, e una certa leggerezza nel risolvere le situazioni più complesse.

Anche la questione dei conflitti razziali, all'ordine del giorno in America e specialmente in uno stato del sud come il Missouri, è affrontata troppo sbrigativamente, come se l'irlandese McDonagh, non possedendone una conoscenza diretta, non avesse gli strumenti culturali per una trattazione più approfondita e convincente. A chi sono rivolte queste frasi e chi ha pagato l'affissione di questi tre manifesti a Edding collocati in una periferica strada della città?

Pluripremiato la notte scorsa durante la cerimonia dei Golden Globe a Los Angeles, il film "Tre Manifesti a Ebbing, Missouri" di Martin McDonagh approda nei cinema italiani. La corona della reginetta non può non andare a Frances McDormand, una Mildred perennemente "incazzata", che sputa un sarcasmo ironico e malato di dolore, che ci fa ridere, ci fa ridere con parsimonia, con coscienza; perché in fin dei conti sappiamo che la sua battuta è amara, vuole solo sostituire la sofferenza e la pesantezza del contesto. Dopo 7 mesi ancora niente colpevole. E poi c'è la telecamera, quella splendida creatura meccanica che sotto le mani di McDonagh inquadra con bel gusto le vicende, le esalta quando serve, le abbellisce senza cadere nel pentolone dell'esagerazione. Come se non bastasse il loro talento, sembra quasi che McDonagh sia riuscito a creare una squadra perfetta che collabora, si sacrifica, si prende per mano. Il Golden Globe, invece è andato a Three billboards outside Ebbing interpretato dall'attrice protagonista Frances McDormand e diretto da Martin MacDonagh. Nel tentativo, spesso assai sbrigativo, di assolvere i personaggi negativi, Tre manifesti a Ebbing, Missouri rivela una superficialità che finisce col far dimenticare una partenza interessante. I cartelloni innescano il cambiamento, così temuto e così desiderato, a cominciare dal gesto incredibilmente drammatico e profondamente umano dello sceriffo, che scrive 3 lettere che toccano in profondità le persone a cui sono indirizzate, seminando in loro il cambio di rotta e la fiducia appannata da anni di ripiegamento morale. Probabilmente sono cresciuti insieme proprio a Ebbing, probabilmente Mildred sa che lui ha fatto tutto quello che poteva per trovare chi ha ucciso la figlia.

Così Mildred decide di rompere il silenzio. In fondo, sembra dire il regista, ognuno ha le sue colpe: anche Mildred, dal canto suo, non è stata certo una madre tenera e comprensiva, né ha mostrato alla figlia quell'attenzione e quella dolcezza di cui avrebbe necessitato, in particolare in un'età difficile e travagliata come l'adolescenza.

Le musiche originali di Carter Burwell sono meravigliose, Woody Harrelson è straordinario e Sam Rockwell e Frances McDormand sono semplicemente giganteschi. Goffo, ignorante, suscettibile, al limite dell'idiozia, l'agente Dixon diventa la dimostrazione che le azioni di Mildred e il "sacrificio" di Willoughby a qualcosa possono servire e che gli esseri umani, anche e soprattutto i più malridotti, trovano senso all'interno di una comunità. Partendo insieme a qualcun altro è più probabile che si arrivi da qualche parte.