Mais ogm, nessun rischio per la salute

Mais ogm, nessun rischio per la salute

Ad esempio, nel continente europeo, ricorda la Coldiretti, a coltivare mais ogm sono rimasti solo due Paesi: Spagna e Portogallo, e anche in questi casi si assiste a una contrazione della superficie coltivata (-4,3% nell'ultimo anno, analisi Infogm).

Il mais ogm non è rischioso per la salute umana. E' quanto risulta dalla più vasta analisi dei dati relativi a 21 anni di coltivazioni nel mondo e condotta da Scuola Superiore Sant'Anna e Università di Pisa. Dimostra, in maniera decisa, che il mais transgenico è notevolmente più produttivo (5,6-24,5%), non ha effetto sugli organismi non-target (cioè non bersagli della modificazione genetica), tranne la naturale diminuzione del 'Braconide parassitoide' dell'insetto dannoso target 'Ostrinia nubilalis' e contiene concentrazioni minori di micotossine (-28,8%) e fumonisine (-30,6%) nella granella, ovvero nei chicchi del mais.

Inoltre, sempre secondo gli ambientalisti, ma anche a giudizio di associazioni di tutela dei coltivatori, l'affermazione degli ogm favorirebbe un'estensione di coltivazioni come mais e soia a scapito di altre colture.

Il lavoro è firmato da un gruppo di ricercatori della Scuola superiore Sant'Anna e dell'università di Pisa, coordinato da Laura Ercoli, docente di Agronomia e Coltivazioni erbacee dell'Istituto di Scienze della vita della Scuola Sant'Anna. Gli autori (Elisa Pellegrino, Stefano Bedini, Marco Nuti, Laura Ercoli) sottolineano che lo studio ha riguardato esclusivamente l'elaborazione rigorosa dei dati scientifici e non l'interpretazione politica degli stessi e ritengono che "questa analisi fornisca una sintesi efficace su un problema specifico molto discusso pubblicamente". Immediate e dure le reazioni di Coldiretti: quasi 7 cittadini su 10 (69 per cento) considerano gli alimenti con organismi geneticamente modificati (Ogm) meno salutari di quelli tradizionali - recita una nota - mentre l'81% non mangerebbe mai carne e latte proveniente da animali clonati o modificati geneticamente. Mentre continua il dibattito scientifico, commenta la Coldiretti, i pareri dei cittadini restano fortemente diffidenti agli organismi geneticamente modificati nel piatto sia in Italia che in Europa. La European Court of Justice di recente aveva sentenziato che, a meno di una "evidenza significativa" sul serio rischio alla salute umana, animale e ambientale portato dalla coltivazione di piante geneticamente modificate, gli Stati membri non possono adottare misure d'emergenza per proibirne l'uso. Nel 2017 gli ettari a transgenico sono 130.571 rispetto ai 136.338 dell'anno precedente. Anche Repubblica Ceca e Slovacchia, continua Coldiretti, hanno abbandonato la coltivazione e si sono aggiunte alla lunga lista di Paesi "Ogm free" dell'Unione Europea.

Da molti anni, l'imprenditore agricolo ha ingaggiato una vera e propria battaglia con le istituzioni procedendo anche a semine che gli sono costate svariate azioni giudiziarie. "Lo studio dimostra, dati statistici e matematici alla mano, che il mais transgenico non comporta rischi per la salute umana, animale e ambientale", sottolinea il team, che ha analizzato 21 anni di coltivazione mondiale di mais Ogm: un periodo compreso tra il 1996, "anno zero" della produzione, e il 2016.

Il 13 settembre la Corte Europea si è espressa sul caso Fidenato, l'agricoltore che piantò mais modificato autorizzato dall'Ue ma vietato da un decreto del 2013.

Nel 2016 uno studio internazionale pubblicato su Science Reports e condotto sul mais transgenico contestava le tecniche utilizzate per verificare i fattori di rischio per la salute. La lettera chiedeva di porre fine a una campagna anti Ogm che impedisce di salvare la vita e migliorare le condizioni di salute di milioni di persone:"Quanti poveri devono morire ancora?" "Una differenza statisticamente rilevante - concludeva il coautore Bernard Salles intervistato da Le Monde - non è detto che sia biologicamente significativa" chiarendo che la diversità della composizione molecolare rilevata dagli studiosi firmatari dello studio non rimandava a conseguenze biologiche o effetti tossicologici diretti sui consumatori.