Pamela Mastropietro, restano in carcere due nigeriani. Collabora il quarto indagato

Pamela Mastropietro, restano in carcere due nigeriani. Collabora il quarto indagato

Arresti convalidati per i nigeriani fermati per l'omicidio di Pamela.

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Come emerso fin dalle prime ore, nonostante la riservatezza degli investigatori e degli inquirenti, il cuore del business era gestito dal commercialista pontino Fabio Cardenia che si è occupato di studiare il sistema, replicandolo poi decine di volte, creando e chiudendo nell'arco di 12-24 mesi, ognuna delle 20 società nate per spolpare danaro pubblico e solo incidentalmente per dare lavoro, peraltro a costi bassissimi in una concorrenza che definire sleale sarebbe troppo gentile.

Il quarto indagato, a differenza degli altri, sta mostrando un atteggiamento "collaborativo". Entrambi, fermati con l'accusa di omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere, in concorso con il connazionale Innocent Oseghale arrestato poco dopo il ritrovamento del cadavere di Pamela, restano in carcere. A quanto pare la sua iscrizione nel registro degli indagati sarebbe un passaggio obbligato per sottoporlo ad ad accertamenti irripetibili, ma il suo ruolo nella mattanza sarebbe marginale. Awelima, 27 anni, si è avvalso della facoltà di non rispondere, Desmond Lucky, 22 anni, ha risposto alle domande, negando però su tutta la linea di avere a che fare con la morte della 18enne, il cui cadavere fatto a pezzi è stato trovato in due trolley nelle campagne di Pollenza il 31 gennaio. Lucky Awelima "non risponderà alle domande" del gip, aveva anticipato all'Adnkronos l'avvocato Giuseppe Lupi.

Contro i tre nigeriani ci sono i risultati dell'esame delle celle telefoniche, che li inquadrano nell'appartamento dov'è avvenuto l'omicidio, e numerose impronte digitali, di mani e di piedi oltre ad alcune tracce biologiche. Di certo - come ha detto lo stesso avvocato Borgani - il Gip " ha convalidato con un provvedimento molto motivato".

Intanto continuano gli accertamenti tecnici dei carabinieri del Ris di Roma.

C'è una videochiamata tra il nigeriano Innocent Oseghale e la sua compagna, il 30 gennaio scorso, che prova la presenza di altri due uomini nella casa dell'orrore di Macerata dov'è stata uccisa Pamela Mastropietro.