Pasta day, obbligo etichette su confezioni

Pasta day, obbligo etichette su confezioni

E' quanto afferma la Coldiretti che ha organizzato il Pasta Day in occasione dell'entrata in vigore dei due decreti interministeriali, sull'indicazione dell'origine obbligatoria del riso e del grano per la pasta in etichetta, dopo 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che cade esattamente il 13 febbraio per il riso e il 14 febbraio per la pasta. "Se non cambierà la proposta siamo pronti a dare voto negativo nel comitato che è chiamato ad esprimersi a Bruxelles".

L'etichetta di origine obbligatoria permette di conoscere l'origine del grano impiegato nella produzione di pasta e del riso.

"E' una buona notizia per agricoltori, aziende e consumatori L'industria italiana deve giocare in attacco la partita della qualità e della trasparenza. Su questi valori si fonderà sempre di più la competitività del Made in Italy".

Anche per pasta e riso, così come era accaduto per gli altri prodotti agroalimentari, arrivano le etichette di tracciabilità. Se il grano è coltivato almeno per il 50% in Italia si potrà indicare la dicitura: "Italia ed altri paesi UE".Anche per il riso valgono le stesse indicazioni per indicare i paesi di coltivazzione, lavorazione e confezionamento.

Scatta l'obbligo di indicazione dell'origine in etichetta per il riso e la pasta, due produzioni portabandiera del made in Italy. Qualora le fasi di coltivazione, lavorazione e confezionamento del riso avvengano nello stesso Paese, può essere recata in etichetta la dicitura 'origine del riso', seguita dal nome del Paese.

"Finalmente sarà possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in pre-raccolta con il glifosate, proibito sul grano italiano o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya, contro la quale è in atto una pulizia etnica", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare "l'importanza di sostenere con la trasparenza scelte di acquisto più consapevoli da parte dei consumatori".

"In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture UE, non U", e infine UE e non UE. Secondo Aidepi "dovremo abbandonare il percorso imposto dalla legge italiana e intraprendere un doppio cambio di sistema di etichettatura in pochi mesi, con un altro, evidente, aggravio dei costi". Conclude Felicetti "Per incrementare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile in linea con le esigenze dell'industria molitoria e della pasta la strada giusta sono infatti i contratti di filiera, che diversi protagonisti del mondo grano-pasta hanno già intrapreso: in questo modo si garantisce ai pastai un grano adeguato e agli agricoltori un reddito certo, commisurato all'impegno profuso e alle specifiche condizioni ambientali e climatiche, garantendo al contempo una protezione dalle fluttuazioni del mercato". "Vogliamo che questo strumento sia esteso a livello Ue - ha sottolineato Martina - perché l'Europa ha bisogno di scelte coraggiose per rilanciare il suo progetto e stare vicina a consumatori e imprese".

Prima dell'entrata in vigore dell'obbligo la Coldiretti, tra l'altro, ricorda di essersi battuta per la salvaguardia delle produzioni di grano italiano considerando anche il fatto che spesso la produzione avviene in aree marginali del nostro Paese dove non esistono reali business alternativi.