Stupro di Firenze: i particolari spinti dell'interrogatorio delle ragazze Usa

Stupro di Firenze: i particolari spinti dell'interrogatorio delle ragazze Usa

La notte della presunta aggressione - era il 7 settembre 2017 - dopo una serata passata in discoteca le due ragazze hanno incontrato i carabinieri che si sono offerti di accompagnarle a casa. "Volevo sapere se Camuffo ha esercitato violenza...". Così, il giudice Mario Profeta ha respinto alcune delle 120 domande poste dagli avvocati difensori alle vittime, nel duplice stupro di Firenze che vede accusati i carabinieri Pietro Costa e Marco Camuffo.

Per non farsi mancare nulla, la legale ha anche fatto delle domande riguardanti le origini peruviane di una delle due ragazze: "Era regolare negli Stati Uniti?" L'interrogatorio non sarà più ripetuto perché tutto quello che le ragazze hanno detto nell'incidente probatorio sarà assunto come prova in caso di processo.

Benché avesse premesso che "non sono consentite domande che attengono alla sfera personale, che offendono e che ledono il rispetto della persona", più volte il giudice è stato costretto a intervenire a richiamare gli avvocati Cristina Menichetti (difensore del carabiniere Marco Camuffo) e Giorgio Carta (difensore del carabiniere Pietro Costa) a 'non screditare' le due testimoni 'sul piano della reputazione'. Il giudice però interviene più e più volte a tutela della vittima: "Sta scherzando avvocato?".

"Sono domande che si possono e si devono evitare nei limiti del possibile", lo ferma il giudice, "perché c'è un accanimento che non è terapeutico in questo caso". Avrebbe poi sequestrato l'anziana nella sua stessa casa, andando via solo dopo essersi convinto che non aveva altri oggetti preziosi da consegnarli. Giudice: "Inammissibile, le abitudini personali, gli orientamenti sessuali non possono essere oggetto di deposizione".

Avvocato: "Lei indossava solo i pantaloni quella sera?" Considerato poi che nella circostanza erano stati portati via anche dei gioielli, l'attenzione è stata rivolta ai "Compro Oro" della città, riuscendo a rintracciare uno dei monili descritto dalla vittima, ereditato dalla madre ed avente elementi caratterizzanti poiché risalente al secolo scorso e incastonato di pietre. Il malvivente, appena due giorni dopo la rapina, aveva venduto l'anello.

Avv: "Penso che qualcuno abbia finto un reato, io non voglio sapere come lei circola, con o meno gli indumenti, voglio sapere se ha dato tutto alla polizia".

Stupro di Firenze, sono state pubblicate alcune domande fatte dagli avvocati dei due imputati alle ragazze statunitensi violentate nell'estate scorsa.

Avvocato della teste: "Giudice, vorrei sapere a che punto siamo delle 250 domande annunciate dall'avvocato". "Se stiamo cercando la spettacolarizzazione avete sbagliato canale". "Possiamo sapere l'esito di questa visita?". "Questo attiene alla sfera intima non è ammesso questo genere di domande". "Non mi ricordo tutto, ero ubriaca, però mi ricordo che ci siamo baciati e che lui mi ha tirato giù la maglietta". Ha affermato: "Mi ricordo che ha cercato di toccarmi nelle parti intime, che ha tirato fuori il pene e io ero assolutamente in choc". Poi, conclude dicendo di ricordarsi di avergli detto no perché "non volevo avere un rapporto con lui".

Avvocato: "È stata arrestata dalla polizia negli Stati Uniti?"

Poi l'ennesimo affondo. "Quando la sua amica urlava", quella sera, "erano urla di dolore o parole?". "Fermiamoci qui, il sadismo non è consentito".