Prodotti "fake" al supermercato: il grido di allarme della Coldiretti

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E' un 'kake'. Dai salumi alle marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini. E' quanto afferma la Coldiretti in occasione dell'avvio della raccolta firme sulla petizione #stopcibofalso contro gli inganni del falso Made in Italy, sulla base dei dati dell'Osservatorio lmmagino che ha rilevato le caratteristiche del packaging di 52mila prodotti del mondo del food.

Per tutelare questo mercato dai troppi inganni nei suoi ultimi interventi l'Autorità Garante della concorrenza - sottolinea la Coldiretti - ha contestato tra l'altro la presenza della bandiera italiana e della scritta "Product of Italy" su vasetti di Pomodori secchi a filetti e di Frutti del cappero provenienti rispettivamente da Turchia e Marocco perché in entrambe le etichette la presenza di bandiere e di scritte sull'italianità dei prodotti poteva indurre i consumatori a pensare che le conserve fossero preparate con verdure coltivate in Italia, ma la bandiera italiana è stata rimossa anche da tutte le conserve di un'altra azienda che produce "Spicchi di carciofi in olio di girasole" perché nonostante la dicitura "Prodotto e confezionato in Italia" la materia prima risultava importata dall'Egitto. La raccolta di firme rivolta al Presidente del Parlamento Europeo viene avviata da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica in ogni farmers' market d'Italia e on line sui siti www.coldiretti.it e www.campagnamica.it, e sono previste iniziative in tutta l'Italia.

Nel carrello della spesa un prodotto alimentare su quattro che non riporta obbligatoriamente l'origine in etichetta. "L'indicazione di origine permette di contrastare quelle imitazioni che ogni anno sottraggono 60 miliardi di euro all'economia dell'Italia e di rafforzare la lotta alle agromafie, oltre che prevenire le falsificazioni".

Stop cibo falso, Coldiretti: "a rischio un piatto su quattro". Che, però, spesso viene sfruttata a sproposito: lo hanno dimostrato l'Antitrust e della Magistratura.

Quasi i 2/3 degli italiani sono disponibili a pagare almeno fino al 20% in piu' pur di garantirsi l'italianità del prodotto che si portano a tavola secondo l'indagine Coldiretti/Ixe'.

Stamani nella piazza che ospita il mercato settimale dei prodotti a km zero targato Coldiretti si è anche festeggiato il risultato raggiunto dopo un dura battaglia durata anni: da questa settimana è entrato in vigore il decreto sull'indicazione in etichetta dell'origine obbligatoria del grano utilizzato per la produzione della pasta.

Il primato italiano nella qualità e nella sicurezza alimentare deve essere difeso da chi cerca di sfruttare impropriamente il valore aggiunto creato attraverso le speculazioni. A livello comunitario - conclude la Coldiretti - il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l'emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c'è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, vige l'obbligo di indicare il Paese in cui il miele è stato raccolto.