Assegni non trasferibili, attenzione alla maxi-multa

Assegni non trasferibili, attenzione alla maxi-multa

Per via dei controlli sempre più serrati e dei casi sempre più frequenti di maxi sanzioni, negli ultimi mesi se n'è tornato prepotentemente a parlare.

A fronte di 1.692 assegni contestati, rileva il ministero dell'Economia e delle Finanze, in alcuni casi le multe hanno colpito cittadini che in buona fede hanno utilizzato assegni senza clausola di non trasferibilità. Se, invece, l'importo è inferiore a 1.000 euro l'assegno può essere fatto circolare anche senza clausola.

Il MEF ha diffuso una guida per evitare gli errori dovuti all'omissione della clausola "Non trasferibile" sugli assegni. Si ricorda inoltre che è ancora possibile richiedere, per iscritto, alla banca o a Poste Italiane, il rilascio di moduli di assegni in "forma libera", ossia privi della suddetta clausola di non trasferibilità. L'assegno trasferibile è un titolo che si paga a vista quindi possiamo dire che è equiparabile ai contanti ed è sottoposto a limitazioni per effetto della normativa di prevenzione e contrasto del riciclaggio. Insomma, rende pienamente tracciabile la transazione.

A partire dal 2008 le banche non emettono più carnet di assegni privi della clausola non trasferibile. In tal modo il trasferimento della somma indicata non potrà esser contestata. Per ogni modulo si paga un'imposta di bollo di 1,50 euro.

Il tasto dolente dalla nuova normativa antiriciclaggio sugli assegni riguarda, ovviamente, le sanzioni. È questo, in estrema sintesi, il bilancio che emerge dall'indagine condotta dal Ministero dell'Economia sugli assegni non trasferibili in occasione dei dieci anni dell'entrata in vigore del D.Lgs. n. 231/2007 (normativa antiriciclaggio) che sanziona l'uso di assegni oltre una certa soglia privi della clausola di non trasferibilità. In precedenza la sanzione veniva determinata in misura percentuale rispetto all'importo degli assegni irregolari emessi (dall'1% al 40%).

L'oblazione, che per legge è pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista, ovvero se più favorevole al doppio del minimo, è pari a 6.000 euro nel caso specifico, indipendente dall'importo dell'assegno contestato.

Nel suo vademecum, il MEF specifica che non è obbligatorio pagare l'oblazione ma che, una volta ricevuta la contestazione, è possibile attendere la conclusione del procedimento sanzionatorio.

Dopo aver ricevuto la contestazione si può decidere se pagare l'oblazione oppure aspettare che si conclusa il procedimento sanzionatorio per fornire osservazioni e ottenere il proscioglimento totale con il pagamento di una sanzione inferiore all'oblazione.

Sul punto è lo stesso Ministero a sottolineare l'ambivalenza dell'attuale sistema sanzionatorio e l'impossibilità di determinare a priori quale strada convenga intraprendere.