Beppe Grillo: "Il lavoro retribuito non serve più"

Beppe Grillo:

Per fare ciò si deve garantire a tutti lo stesso livello di partenza: un reddito, per diritto di nascita. Che tra l'altro ogni sindaco, governatore o Presidente del Consiglio dovrebbe leggere prima di provare a guidare un popolo. Il fondatore del M5S sostiene che quello che molti ritengono un periodo di crisi non lo sia affatto, "altrimenti non durerebbe da più di 10 anni", ma sia un errore concettuale dal momento che il problema non risiede nel lavoro in sé. "Sento ripetere queste parole all'infinito e non riesco a capire cosa stiamo cercando", è la premessa, sotto una foto del Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. A questo punto, non si sa se prenderla come battuta o come la nuova proposta pentastellata per le prossime elezioni, che sembrano sempre più vicine. Per il garante e proprietario del marchio del MoVimento 5 Stelle, infatti, "siamo davanti ad una nuova era" perché "il lavoro retribuito non è più necessario una volta che si è raggiunto la capacità produttiva attuale". Siamo di fronte a qualcos'altro. Per rispondere a questa crisi, per uscirne fuori, tutti cercano il lavoro. L'ex vicepresidente della Camera aggiunge poi che il Movimento vuole uno Stato che "sul modello dei paesi più liberali, quando una persona viene licenziata, la prenda per mano e la porti a un reinserimento nel mondo del lavoro". Io penso di no. Il lavoro serve a produrre merci e servizi per soddisfare i bisogni dell'uomo.

Il fondatore del Movimento Cinque Stelle, quindi, va anche al di là del reddito di cittadinanza, superando il concetto stesso di lavoro, perché "la nostra era è senza precedenti proprio per la sovrabbondanza di merci e servizi che abbiamo".

Insomma, mentre Di Maio e i suoi cercano di smussare alcuni angoli della loro proposta di reddito di cittadinanza, rendendola fattibile a livello di coperture e anche "digeribile" alle altre forze politiche in vista di eventuali accordi di governo, Beppe Grillo, come suo solito, è già oltre e, partendo dal presupposto che "la nostra capacità produttiva è di gran lunga superiore alle necessità" auspica una sorta di nuovo umanesimo: una società in cui a essere messo al centro sia di nuovo l'uomo e non il mercato. Dobbiamo lavorare di più, essere più produttivi, tagliare la spesa improduttiva.