"Hitler contro Picasso" al Visionario con la partecipazione del pianista Remo Anzovino

La statua della Madonna di Bruges di Michelangelo, Astronomo di Vermeer, Danae di Tiziano, sono stati tutti ritrovati dai Monuments Men (quelli che ci ha raccontato anche George Clooney) alla fine della guerra, nascosti negli appartamenti dei mercanti d'arte di fiducia del partito o nelle miniere, portati lì da treni partiti quando gli esiti della guerra erano ormai chiari.

"Un altro aspetto che emerge dalla visione del documentario Hitler Contro Picasso E Gli Altri" è il rapporto tra arte e nazismo, illustrato come Hitler e i suoi generali riuscirono ad appropriarsi di sterminate collezioni d'arte che riguardavano la cosiddetta "arte degenerativa".

A fare da Virgilio in questo viaggio nell'ossessione nazista per l'arte è Toni Servillo, non solo voce narrante, ma anche forte ed espressiva presenza scenica.

Hitler contro Picasso Cinematographe
James Ensor – Maschere di fronte alla morte 1888

Sarà nei cinema italiani, solo il 13 e 14 marzo 2018, e a seguire sugli schermi di altri 50 paesi del mondo, il documentario Hitler contro Picasso e gli altri.

In Hitler contro Picasso Claudio Poli ripercorre le tracce di queste opere d'arte attraverso Francia, Olanda, Germania e Stati Uniti, attraverso la storia e attraverso le storie dei loro proprietari. Goering aveva nella sua reggia di Carinhall un patrimonio stimato nel 1944 di diciotto milioni di euro. Questa visione dell'arte viene sancita definitivamente dal regime nel 1937 con due mostre organizzate contemporaneamente a Monaco: la Grande Esposizione di Arte Germanica, di cui Hitler si occupò personalmente, e la mostra itinerante Arte degenerata. Arte degenerata, secondo l'ideologia nazista, composta da opere di autori come Max Beckmann, Paul Klee, Oskar Kokoschka, Otto Dix, Marc Chagall, El Lissitzky, e molti altri, che il regime definì: "Incompetenti e ciarlatani", "Un insulto agli eroi tedeschi della Grande Guerra", "Decadenza sfruttata per scopi letterari e commerciali". Si calcola che oltre 600mila sarebbero le opere trafugate ritrovate fino ad oggi. Ottant'anni fa, l'arte nelle mani naziste si era trasformata in strumento offensivo, diretto a colpire in particolare i galleristi e i collezionisti ebrei che pur di salvare sé stessi e i propri cari, erano costretti a svendere le proprie collezioni private per pochi soldi.