Lavoro precario in Italia: crescono gli occupati a rischio povertà

Lavoro precario in Italia: crescono gli occupati a rischio povertà

Di pari passo crescono anche i cosiddetti "working poor", cioè quelli che, pur avendo un'occupazione, risultano essere a rischio povertà.

L'allarme arriva dall'Eurostat, l'istituto di statistica dell'Unione europea: quasi un occupato su otto è a rischio povertà. La percentuale è aumentata rispetto al 2015 (1,5%) e si fissa largamente al di sopra della media europea (con il 9,6% degli occupati). Il motivo di questa situazione, secondo la Cgil, è l'occupazione precaria: il sindacato rileva che circa 4,5milioni di lavoratori con contratti a termine o part-time sono da considerare nell'area del disagio. Peggio di noi solo Romania, Grecia, Spagna e Lussemburgo. Se si guarda invece al tipo di contratto di lavoro, in Italia i lavoratori dipendenti con un contratto a tempo indeterminato a rischio povertà sono il 7,5% (a fronte del 5,8% in Ue), in aumento dal 6,7% del 2010.

Il lavoro precario è una percentuale sempre più importante nel nostro paese, e anche se l'occupazione è molto instabile anche i lavoratori sono a forte rischio.

Tornando ad Eurostat, il valore del rischio sarebbe strettamente legato al tipo di contratto con un dato complessivo doppio per coloro che lavorano part time (15,8%) rispetto a quelli che lavorano a tempo pieno (7,8%) e almeno tre volte più alto nel complesso tra coloro che hanno un impiego temporaneo (16,2%) rispetto a quelli con un contratto a tempo indeterminato (5,8%). Nel caso di lavoratori con contratto temporaneo il rischio di povertà è del 20,5% a fronte del 16,2% in Ue con una crescita di oltre un punto dal 2010 ma di oltre cinque punti dal 2008.